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Il progetto Edusport nella Giornata della terra, per il futuro del mondo

Giovanni Leonardi, del ministero della Salute, valorizza l'attenzione verso i più piccoli che saranno gli adulti di domani

 

In occasione della Giornata della terra che ricorre il 22 aprile, la Uisp rilancia il progetto “Edusport, percorsi di educazione alimentare e sportiva per stili di vita attivi” realizzato con il contributo del Dipartimento per lo Sport. Dell’importanza del progetto e del filo che collega la salute del pianeta e quella umana, a cominciare dall’attenzione per l’infanzia, parla Giovanni Leonardi, capo del Dipartimento della salute umana, della salute animale e dell'ecosistema (One Health) e dei rapporti internazionali del ministero della Salute.

“Edusport, in coerenza con l’approccio One Health - ha dichiarato Giovanni Leonardi - mette in relazione stili e ambienti di vita, sistemi alimentari e condizioni sociali, e traduce questa visione in attività concrete rivolte ai bambini di oggi e quindi agli adulti di domani”.

Nell’intervista, che potete leggere nella versione integrale a seguire, Leonardi ha approfondito molte altre tematiche legate ai corretti stili di vita da far conoscere ai più piccoli: dal ruolo della famiglia, della scuola e degli enti del terzo settore, al coinvolgimento dei professionisti della salute e degli educatori sportivi.

Il futuro della nostra salute inizia già oggi - ha detto ancora Leonardi - ogni partita giocata, ogni corsa al parco, ogni frutto o verdura in più, ogni ora in meno davanti a uno schermo è un investimento sulla propria energia, apprendimento e benessere. Si tratta di imparare insieme, passo dopo passo, a scegliere ciò che fa stare meglio il corpo e la mente”.

Il progetto Edusport della Uisp è partito nel mese di settembre per concludersi nel prossimo mese di giugno e ha riguardato 11 istituti scolastici di sette aree: Genova, Matera, Oristano, Castiglione del lago (Pg), Roma, Taranto e Vallesusa (To). Coinvolti circa 600 tra bambine e bambini dai 5 agli 11 anni che hanno partecipato anche ad attività di pulizia e riqualificazione di spazi verdi.

 

Ecco l'intervista integrale a Giovanni Leonardi, capo del Dipartimento della salute umana, della salute animale e dell'ecosistema (One Health) e dei rapporti internazionali del ministero della Salute.

Secondo gli ultimi dati un bambino su tre nel nostro Paese è sovrappeso o obeso. Quali sono le strategie messe in campo dal Dipartimento One Health che lei dirige?
"Sebbene l’approccio One Health sia stato storicamente associato alla prevenzione delle malattie zoonotiche e delle minacce infettive emergenti, esso è sempre più riconosciuto come rilevante anche per affrontare le malattie non trasmissibili, tra cui l’obesità. Per questo abbiamo rafforzato le iniziative per la prevenzione dell’obesità, in particolare quella infantile, con azioni focalizzate sulla comunicazione, l’informazione, l’educazione a una corretta alimentazione e la promozione dell’attività motoria fin dall’infanzia.
Con la prima legge italiana sull’obesità, approvata nel 2025, l’Italia ha inoltre riconosciuto l’obesità come malattia cronica, prevedendo un programma nazionale di prevenzione, diagnosi e trattamento, anche nel contesto dell’infanzia, con risorse dedicate e crescenti negli anni. La legge prevede azioni specifiche di informazione, educazione all’alimentazione e promozione dell’attività fisica, con un forte coinvolgimento delle scuole e delle reti socio sanitarie di prossimità per la prevenzione dello stato di sovrappeso e dell’obesità infantile. Su questo stiamo lavorando".
 
Lei sottolinea spesso l’importanza delle attività della società civile e del terzo settore per veicolare messaggi che abbiano lo scopo di affermare corretti stili di vita. Perché?
"La prevenzione dell’obesità infantile e la promozione di corretti stili di vita non possono essere affidate soltanto alle istituzioni sanitarie. Servono alleanze stabili con la scuola, con i Comuni, con il mondo dello sport, con il privato sociale, con le famiglie: è qui che la società civile e il terzo settore diventano partner di supporto indispensabili.
Le organizzazioni del terzo settore hanno un contatto quotidiano con i territori, le scuole, i quartieri e le comunità, contribuendo a costruire fiducia e partecipazione. Il coinvolgimento attivo di questi attori ci aiuta a veicolare i messaggi di salute pubblica nelle esperienze concrete di vita quotidiana: gioco, attività sportive, momenti di educazione alimentare condivisi con i genitori, eventi nelle piazze e nei parchi.
 
Lo sport, in particolare, ha una dimensione educativa molto rilevante: non è solo allenamento, ma anche rispetto delle regole, inclusione, riconoscimento delle differenze, gestione delle emozioni, crescita della fiducia in sé stessi e negli altri.
In un’ottica di sanità pubblica, attivare progetti o stimolare momenti di attività di gruppo si può tradurre nella promozione di corretti stili di vita, prevenzione delle malattie, benessere psicologico, coesione sociale e costruzione di comunità più resilienti. Le iniziative della società civile e del terzo settore, inoltre, possono contribuire a ridurre le disuguaglianze, stimolando progetti e opportunità nei contesti socialmente più fragili, dove ad esempio è dimostrato che l’eccesso di peso nei bambini è più frequente e dove spesso le famiglie hanno meno accesso a servizi".
 
A settembre dello scorso anno, in occasione del lancio del progetto ABC, promosso dall’Uisp in collaborazione con il ministero della Salute e l’ISS-Istituto Superiore di Sanità, lei sottolineò come mantenere uno stile di vita attivo fin dalla primissima età sia fondamentale anche per favorire effetti positivi sulle funzioni cognitive. Può dirci qual è il suo giudizio su Edusport, il progetto Uisp che coinvolge centinaia di bambini tra i 5 e gli 11 anni in sette aree del Paese che rappresenta una sorta di sviluppo di ABC?
"Iniziative di sensibilizzazione delle famiglie per la promozione della salute psico-fisica dei propri figli risultano indispensabili nel contesto demografico ed epidemiologico attuale: il contesto familiare riveste infatti un ruolo fondamentale nell’orientare le scelte dei bambini, incentivandoli alle corrette abitudini alimentari e alla pratica dell’attività motoria fin dai primi anni di vita. Le evidenze nella letteratura scientifica dimostrano che ridurre la sedentarietà e stimolare l’attività fisica nei bambini contribuisce a migliorare l’attenzione, la memoria, le capacità di apprendimento e il benessere psicologico. 
Edusport è un progetto che valorizza proprio l’impianto educativo, integrando l’educazione alimentare con l’attività motoria. E la fascia d’età scelta – tra i 5 gli 11 anni – è importante perché è quella in cui si formano e si consolidano abitudini alimentari e motorie che possono prevenire sedentarietà e squilibri alimentari, riducendo il rischio di obesità e altre patologie croniche in età adulta.
E’ importante che Edusport parli di salute alternando teoria e pratica con percorsi in cui movimento, gioco e riflessione sul cibo vengono vissuti insieme in contesti reali, dalle scuole alle società sportive. 
Un altro elemento di grande valore che voglio sottolineare è l’attenzione ai territori, in particolare a quelli con maggiori fragilità sociali e criticità nei determinanti di salute. La scelta di coinvolgere sette aree del Paese e di lavorare con scuole, associazioni, enti locali e famiglie va nella direzione di rendere la promozione dell’attività motoria e di una corretta alimentazione un’opportunità accessibile a tutti, indipendentemente dal luogo di nascita o dalle condizioni socio economiche. Edusport, in coerenza con l’approccio One Health, mette in relazione stili di vita, ambienti di vita, sistemi alimentari e condizioni sociali, e traduce questa visione in attività concrete rivolte ai bambini di oggi e quindi agli adulti di domani".
 
Immagini di avere ora davanti a lei tutte le bambine e i bambini protagonisti del progetto Edusport, assieme a genitori, insegnanti, professionisti ed educatori coinvolti, che cosa sentirebbe di dire? 
"Vorrei dire grazie alle bambine e ai bambini, perché con la loro partecipazione dimostrano che muoversi, giocare, fare sport ed alimentarsi correttamente possono essere esperienze anche divertenti e da condividere con gli amici. Direi loro che il futuro della nostra salute inizia già oggi: ogni partita giocata, ogni corsa al parco, ogni frutto o verdura in più, ogni ora in meno davanti a uno schermo è un investimento sulla propria energia, apprendimento, e benessere. Si tratta di imparare insieme, passo dopo passo, a scegliere ciò che fa stare meglio il corpo e la mente. 
Ai genitori dico che non sono soli: le istituzioni, la scuola, il mondo dello sport e del terzo settore sono alleati nel sostenerli in questo compito impegnativo ma bellissimo, che è accompagnare la crescita dei propri figli. Spesso bastano cambiamenti semplici – mangiare insieme a tavola, camminare o andare a scuola a piedi quando possibile, limitare il tempo davanti agli schermi – per creare un ambiente familiare che facilita scelte salutari. 
Agli insegnanti, ai professionisti della salute e agli educatori sportivi rivolgo un ringraziamento. Il loro ruolo è decisivo: sono punti di riferimento per i bambini e modelli di comportamento, e il modo in cui parlano di cibo, movimento, corpo ed emozioni può fare la differenza.  
Infine, direi a tutti che investire oggi sulla salute dei bambini significa tutelare la salute degli adulti di domani e la sostenibilità del nostro Servizio sanitario nazionale". (Massimo Filipponi)